p 187 .

Paragrafo  5  .  L'approvazione della Costituzione e le  elezioni  del

1948.

     
Il   22  dicembre  1947,  l'assemblea  costituente  approv  il  testo
definitivo  della Costituzione. Esso era il risultato  di  uno  sforzo
unitario,  compiuto dagli esponenti delle diverse forze politiche  per
conciliare   gli   orientamenti  derivanti   dalla   loro   differente
collocazione  ideologica:  quella  liberale  della  classe   dirigente
prefascista;  quella marxista dei comunisti e dei  socialisti;  quella
cattolica

p 188 .

dei democristiani; quella laica dei repubblicani, degli azionisti e di
una  parte dei socialisti. I princpi della tradizione liberale furono
cos  confermati ed ampliati da affermazioni volte alla  realizzazione
di  una  pi ampia democrazia politica e di una pi concreta giustizia
sociale,  alla luce dell'esperienza fatta da tutte le forze  politiche
antifasciste sotto il regime e durante la Resistenza.
     L'approvazione  della  Costituzione non fu  seguita  da  una  sua
rapida  attuazione, a causa soprattutto della riluttanza  delle  forze
politiche  pi  moderate. Non vennero tempestivamente  aboliti  n  il
codice  penale  n la legge di polizia fascisti, che  erano  in  netto
contrasto con le ampie libert individuali e collettive previste dalle
Costituzione. Altre norme fasciste e prefasciste rimasero  in  vigore,
perch  l'organo  preposto alla verifica della costituzionalit  delle
leggi,  la  corte costituzionale, fu istituito nel 1953 e  cominci  a
funzionare solo nel 1956. Il consiglio superiore della magistratura fu
nominato  nel 1958. Le leggi relative all'attuazione delle  regioni  a
statuto ordinario vennero emanate solo tra il 1968 e il 1972. La legge
per  l'esercizio dell'iniziativa legislativa e dei referendum popolari
fu  promulgata nel 1970. La scuola media dell'obbligo venne  istituita
nel  1962  e  gli  organi collegiali della scuola nel 1973.  Il  nuovo
diritto  di  famiglia  fu  varato nel 1975 e  la  legge  per  l'eguale
trattamento degli uomini e delle donne in materia di lavoro nel  1977.
Altri  importanti provvedimenti, come la regolamentazione del  diritto
di sciopero, restano ancora da attuare
     L'unit  delle  forze  antifasciste si  infranse  definitivamente
nell'aprile  del  1948,  con  le  elezioni  per  il  primo  parlamento
repubblicano.  Queste,  infatti, si svolsero  in  un  clima  di  netta
contrapposizione  tra  PCI  e  PSI,  uniti  nel  "fronte   democratico
popolare", e forze moderate, guidate dalla DC. La radicalizzazione del
confronto politico venne accentuata da fattori interni ed esterni.  La
Chiesa  cattolica,  a tutti i livelli, dal papa al  semplice  parroco,
attu un'imponente opera di propaganda a favore della DC.
     Determinanti furono anche le vicende internazionali.  Mentre  nel
febbraio  del 1948 i comunisti prendevano il potere con  un  colpo  di
stato  in  Cecoslovacchia  e, pi o meno contemporaneamente,  l'Unione
Sovietica  estendeva il regime comunista a tutti i  paesi  dell'Europa
orientale,  gli  Stati Uniti, nell'aprile dello stesso anno,  decisero
l'attuazione  di  un  piano di sostegno alla  ricostruzione  economica
dell'Europa. Questo, noto come "piano Marshall" (vedi capitolo Undici,
paragrafo  2),  dal  nome  del segretario di  stato  americano  George
Catlett  Marshall, prevedeva lo stanziamento di circa 17  miliardi  di
dollari  a  favore di sedici paesi europei, tra cui  l'Italia.  In  un
simile  contesto internazionale, gli aiuti americani,  essenziali  per
affrontare  le  gravi difficolt economiche in cui versava  il  paese,
acquistavano un notevole rilievo politico a vantaggio della DC e delle
forze moderate. Queste, infatti, poterono proporsi come garanti di uno
sviluppo liberaldemocratico della societ italiana secondo il  modello
statunitense,  in  netta  antitesi  con  quello  sovietico,   cui   si
ispiravano invece socialisti e comunisti. Il peso politico degli aiuti
americani  venne  accentuato dallo stesso  Marshall,  il  quale  pochi
giorni  prima delle elezioni dichiar che l'invio degli aiuti  sarebbe
stato sospeso in caso di vittoria delle sinistre.
     Chiamati  a  scegliere tra due modelli di sviluppo, gli  elettori
dettero una risposta inequivocabile: la DC raccolse il 48,5% dei voti,
il fronte popolare
     
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     il  31%. Tra i partiti minori solo il PSLI raggiunse il 7,1%, gli
altri,  penalizzati  dalla radicalizzazione  dello  scontro  politico,
ottennero percentuali notevolmente inferiori.
